Phnom Penh

Dopo aver visitato i “Campi della Morte” (Choeung Ek fields) a qualche chilometro dalla capitale, ritorniamo in centro città con il tuk tuk e ci dedichiamo alla visita del Museo del Genocidio di Tuol Sleng (Tuol Sleng Genocide Museum) un altro importantissimo sito della storia recente cambogiana dove poter scoprire gli orrori avvenuti tra il 1975 ed il 1979 per mano dei Khmer Rossi  ed il loro leader Pol Pot.

Tuol Sleng Genocide Museum
Museo del genocidio

Nell’agosto del 1975 i Khmer Rossi trasformarono la scuola superiore Tuol Svay Prey, che si trova lungo una strada polverosa alla periferia di Phnom Penh, in una prigione, centro di tortura e interrogatori ribattezzato S-21. Oggi l’S-21 è conosciuto come il Museo del genocidio e merita assolutamente una visita nonostante la triste storia. L’edificio è rimasto esattamente come quando fu scoperto per la prima volta dopo l’invasione della Cambogia da parte dall’esercito vietnamita nel 1979: apparentemente l’S-21 sembra una qualsiasi scuola superiore dove centinaia di studenti si radunano ogni giorno per studiare, ma dopo essere entrati all’interno purtroppo l’atmosfera cambia decisamente.

Diamo un’occhiata al complesso che è composto da 5 edifici che si affacciano su un grande cortile erboso prima di incamminarci verso l’interno e visitare il primo edificio (building A) dove le stanze, un tempo aule per gli alunni,  venivano usate prevalentemente per gli interrogatori degli alti ufficiali accusati di tradimento: sono arredate solo con una scrivania, una sedia e un letto di ferro con delle manette alle estremità a testimonianza delle condizioni disumane in cui erano costretti a vivere i cosidetti ”nemici” del regime. Per non dimenticare, sui muri sono appese le macabre fotografie dei “carcerati”, ripetutamente torturati e picchiati fino alla loro morte. Visitare questo luogo è un esperienza davvero forte ma necessaria per comprendere l’orrore e la sofferenza che ha dovuto subire il popolo cambogiano durante una delle dittature piu’ sanguinarie e violente di tutto il XX secolo.

Uscendo da questo edificio si incontrano le tombe delle ultime 14 vittime del regime ed una grossa pertica tristemente usata dai Khmer Rossi per tenere sollevate e torturare le vittime e che un tempo era un attrezzo ginnico dove gli studenti potevano allenare il proprio fisico nei momenti di svago.

La visita prosegue all’interno degli altri edifici a piu’ piani che venivano usati come singole celle o di massa e dove tutte le finestre sono ancora circondante da uno spesso filo spinato. I Khmer Rossi, oltre ad aver trascritto dettagliatamente tutti gli interrogatori dei prigionieri, fotografavano con cura tutti i detenuti che giungevano alla prigione, creando un archivio fotografico sorprendente. Ancora oggi, durante la visita del museo, nell’ edificio ”D” si possono osservare le fotografie dei volti di moltissimi detenuti che documentano questa triste parentesi vissuta dal popolo cambogiano ed uno stupa commemorativo con alcuni teschi ed ossa contenute all’interno di teche di vetro. Dei 17.000 ”nemici del regime” imprigionati in questa struttura, ne sono sopravvissuti solo 7. Queste persone scamparono all’esecuzione grazie alle loro abilità come ad esempio Vann Nath, un pittore incaricato di dipingere ritratti per il leader Pol Pot o Chum Mey che era meccanico responsabile della riparazione dei guasti dei motori.

Informazioni

Il Museo è aperto ogni giorno dalle 7 alle 17.30. Il biglietto d’ingresso costa 3 $ e nel caso si desiderasse un’audio-guida 6$. Sicuramente è una visita molto toccante ma se vi trovate a Phnom Penh non perdete l’occasione di conoscere la storia recente del popolo cambogiano ed essere testimoni di questa incredibile follia. Il Museo può essere raggiunto comodamente con il tuk tuk ad un costo di circa 3 – 6 $ (a seconda di dove vi trovate).

Write A Comment